Lo stallo dei lavori del porto di Vasto sono il biglietto da visita della giunta marsiliese 

I porti hanno una funzione specifica: accolgono, facilitano, agevolano, consentono collegamenti e transiti. Il porto di Punta Penna, a Vasto, (così come, mi verrebbe da dire, quello di Pescara), al contrario ostacola, blocca, impedisce, respinge. Ed è la più realistica e drammaticamente implacabile fotografia e rappresentazione plastica della giunta marsiliese, che ha i soldi, ma non ha le capacità e le competenze, né politiche, né amministrative, né legislative, per realizzare opere che abbiamo progettato e spinto ormai da oltre vent’anni

Sono desolanti, ma tristemente attendibili e ineluttabili, le considerazioni oggi dell’imprenditore Emidio Salvatorelli-Confindustria, che ci costringono a prendere atto di un fallimento, quello dell’attuale classe di governo della maggioranza regionale, patologicamente afflitta dall’annuncite, dalla fretta compulsiva di accendere i megafoni per strombazzare lo spostamento di 5 metri cubi di fanghi, ma non ha alcuna dimestichezza né attitudine nel premere nelle sedi istituzionalmente competenti per far accendere le ruspe di un’opera già appaltata e finanziata, e neanche si preoccupa di giustificare all’opinione pubblica quanto accade e quali sono gli ostacoli o gli eventuali impedimenti fisici

La portualità vastese ha un ruolo e una funzione strategica fondamentale per l’Abruzzo meridionale, che ha la fortuna di ospitare forse il 70 per cento dell’intero sistema industriale regionale. Ma per consentirle di svolgere il proprio ruolo serve il potenziamento infrastrutturale. Quel porto ha caratteristiche interessanti: fondali fino a circa 13 metri, la posizione vicina all’A14 e alle aree industriali della Val di Sangro e del Vastese, ma soffre di limiti strutturali. Mancano banchine sufficientemente moderne, gli attracchi sono limitati, il collegamento ferroviario diretto (“ultimo miglio”) non è stato completato, il prolungamento della diga foranea nord è ancora fermo nelle procedure autorizzative. 

Questo significa che il porto non può crescere come hub logistico competitivo dell’Adriatico centrale. L’ultima crisi da annuncite aveva riguardato i lavori di ampliamento della banchina di Levante, le risorse ci sono, ma il cantiere sta sparendo dai radar dell’attenzione istituzionale.

L’inerzia della giunta regionale si traduce per il porto di Punta Penna in perdita di competitività rispetto ad altri porti adriatici, come Ancona, Bari e Ravenna; senza ampliamento lo scalo di Vasto non riesce ad attrarre nuove linee commerciali; le navi più grandi hanno difficoltà operative o scelgono altri scali. Ma soprattutto l’area industriale tra Vasto, San Salvo, Val di Sangro e Termoli ospita aziende manifatturiere molto rilevanti ed evidentemente lo stallo negli investimenti infrastrutturali sul porto, determina l’aumento dei costi di trasporto per le imprese e riduce l’attrattività industriale del territorio. 

L’inadeguatezza e la rigidità cognitiva della giunta marsilieseimpongono delle domande chiare:

1. I fondi destinati all’ampliamento della banchina di Levante, i 6,7milioni di euro già appaltati e oggetto di annunciazione, sono effettivamente o sono ancora disponibili?

2. Se l’opera è stata appaltata cos’è che impedisce il lavoro delle ruspe? Mancano autorizzazioni? Manca la VIA? Non mi pare possibile, perché non sarebbe stato consentito un appalto senza la VIA. E allora chi è che ostacola il girare la chiave per accendere il motore delle ruspe?

3. Quali sono le identità e le figure istituzionalmente preposte al controllo, al monitoraggio del cantiere, e che devono consentire la realizzazione dell’opera pubblica

4. Se si sono determinati degli ostacoli amministrativi, cos’è che impedisce al Governatore di accedere legittimamente alla filiera istituzionale per rimuovere quei sassi che si frappongono alla qualificazione portuale della nostra Regione?

Alla comprensibile rabbia e desolazione dell’imprenditoria, io affianco la pretesa di conoscenza e di risoluzione. Se la giunta marsiliese ha un deficit nel problem solving, attingeremo le nostre necessità direttamente a Roma, portando il tema sui Tavoli delle Istituzioni

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